ALBERI-FORESTE-BIODIVERSITÀ dal New Green Deal alla Farm to Fork StrategyXIII Congresso SISEF, Terni, İtalya, 31 Mayıs - 02 Haziran 2022, ss.224, (Özet Bildiri)
Nella gestione forestale tradizionale il legno morto - alberi morti in piedi, legno morto a terra, ceppaie - presente
negli ecosistemi forestali è considerato un ostacolo agli interventi selvicolturali e un deterrente alla frequentazione turistico-ricreativa di un sito. Soltanto negli ultimi decenni, con l’affermazione del concetto di gestione forestale sostenibile, dalla comunità scientifica e dai gestori forestali è stato riconosciuto al legno morto un ruolo
chiave nei confronti dei diversi servizi ecosistemi della foresta. Tra questi la conservazione della biodiversità, lo
stoccaggio temporaneo di carbonio, la conservazione della fertilità del suolo e il miglioramento della stabilità dei
versanti. Nella letteratura scientifica internazionale, i primi lavori sull’inventariazione e il monitoraggio del legno
morto nei boschi sono stati pubblicati alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso, ma una vera e propria crescita
nella produzione scientifica mondiale si è registrata a partire del 2010 con una media di 87 lavori pubblicati
l’anno. A partire dall’analisi della letteratura, il presente studio, condotto nell’ambito del progetto LIFE SPAN
“Saproxylic Habitat Network: planning and management for European forests”, si è prefissato l’obiettivo di analizzare le opinioni dei Millennial (Generazione Y) su vari aspetti legati al ruolo, alla presenza estetica e alla gestione
del legno morto negli ecosistemi forestali. Lo studio è stato condotto attraverso la somministrazione online di un
questionario semi-strutturato ad un campione di giovani tra i 18 e i 34 anni in due paesi: Italia e Turchia.
L’obiettivo di focalizzarsi sulle giovani generazioni è stato dettato dalla necessità di comprendere le opinioni e i
punti di vista dei futuri fruitori della risorsa forestale. Il questionario, composto da 14 domande chiuse, si è incentrato in una prima parte sull’importanza degli aspetti positivi e negativi legati alla presenza del legno morto
in foresta, mentre nella seconda parte, attraverso l’impiego di un set di fotografie, sono state investigate le preferenze estetiche per una serie di tipi forestali caratterizzati da un differente quantitativo di legno morto. Al termine della fase di raccolta dati sono stati archiviati e processati 355 questionari per l’Italia e 485 per la Turchia. I risultati del presente studio mettono in evidenza che per i rispondenti di entrambi i paesi la principale funzione
svolta dal legno morto è la fertilizzazione del suolo (valore medio di 3,37±0,84 per i rispondenti turchi e 3,84±0,44
per i rispondenti italiani in una scala Likert da 0 a 4), seguita dalla fornitura di microhabitat (3,33±0,88 Turchia,
3,79±0,50 Italia) e di cibo (2,89±1,08 Turchia, 3,36±0,86) per la fauna selvatica. Nonostante un discreto livello di
conoscenza da parte dei rispondenti (42,1% dei rispondenti turchi e 74,7% di quelli italiani conosceva già il concetto di legno morto), i risultati evidenziano come la presenza degli alberi morti in piedi sia percepita in modo
negativo dalla maggior parte dei rispondenti: il 34,6% dei rispondenti italiani e il 35,3% di quelli turchi pensa che
questi elementi peggiorino il paesaggio forestale, il 57,7% e il 33,6% che non abbiano alcun effetto estetico, mentre il restante 7,6% e 31,1% dei rispondenti dei due paesi pensa che abbiano un effetto esteticamente positivo. Viceversa, la presenza del legno morto a terra di grosse dimensioni porta a dei risultati contrastanti: il 37,3% degli
italiani e il 26,0% dei turchi pensa che questi elementi abbiano un effetto negativo sul paesaggio, il 29,4% e il
19,4% che non abbiano alcun effetto estetico, mentre il restante 33,3% e 54,6% che abbiano un effetto positivo.